Impara l’«Arte» di Yasmina Reza e non metterla da parte

Yasmina Reza è una apprezzatissima drammaturga di lingua francese e «Arte» (scritto nel 1994 con il titolo originale “Art”) ha avuto una notevole fortuna in fatto di riconoscimenti e rappresentazioni in tutto il mondo, anche in Italia (solo per citarne una, quella al Teatro Fontana di Milano con Mauro Bernardi, Elio D’Alessandro, Christian La Rosa e la regia di Alba Maria Porto).

SERGE: La pittura contemporanea non ti interessa, non ti ha mai interessato. È un campo che non conosci affatto, quindi come puoi sostenere che un oggetto, che obbedisce a leggi che tu ignori, è una merda?
MARC: È una merda. Scusa, ma è così.

Protagonisti di questa bizzarra commedia sono tre amici che discutono animatamente di fronte a un quadro di soggettiva bellezza. Serge e Marc sono sicuramente i più accalorati: il primo è un convintissimo sostenitore del valore della tela, il secondo invece rifiuta categoricamente l’idea che il compare abbia potuto spendere 200.000 franchi per quella che lui definisce, senza mezzi termini, «una merda». Tra di loro si inserisce Yvan, un tipo molto tranquillo e sensibile. Come terzo componente del trio  è inevitabilmente destinato a trovarsi in mezzo a due fuochi e a una discussione – a tratti surreale – che degenera pagina dopo pagina, e che prosegue tra battute, discorsi rancorosi e incomprensioni.

YVAN: Aggrediscimi, aggrediscimi ancora!… Forse ho un’emorragia interna, ho visto passare un animale…
SERGE: È un topo.
YVAN: Un topo?
SERGE: Sì, ogni tanto passa.
YVAN: Hai un topo in casa?!!

Il dipinto è sostanzialmente una tela bianca con delle righe bianche, niente di più semplice e riduttivo. All’apparenza non ha colori né personalità, eppure ha l’enorme potere di palesare tantissimi sospesi. Se con Il ritratto di Dorian Gray si era visto un quadro che invecchiava al posto di una persona in carne e ossa (non senza conseguenze), in questo caso l’arte è vista come un espediente per portare a galla tante situazioni insolute che sembrava non esistessero affatto, e che allo stesso tempo mostrano tutti i rancori di una vita trascorsa solo all’apparenza in maniera serena.

MARC (a Serge): C’è stato un tempo in cui eri orgoglioso di avermi come amico… Amavi la mia stranezza, la mia propensione a starmene appartato. Ti piaceva esibire la mia ruvidezza in società, a te che vivevi in modo così normale. Ero il tuo alibi. Ma… alla lunga, a quanto pare questa specie di affetto si inaridisce… Con la vecchiaia, conquisti la tua anatomia…

Questo è sì un piccolo testo che riflette sui valori dell’amicizia e della sincerità, ma anche un serbatoio di riflessioni riguardo il senso del fare artistico. Durante la lettura affiorano maestri come Fontana, Pollock o Klein: possono dei tagli, dei buchi o delle “semplici” pennellate di colore su una tela essere considerati arte? Ma poi, in fondo, cosa è davvero l’arte? Forse non è solo qualcosa che si riduce a un “mi piace/non mi piace”, ma anche un grande strumento che indaga le epoche e le mentalità delle persone. Yasmina Reza crea un’opera singolare e bizzarra, in grado talvolta di lasciare increduli: «Arte» sonda – in maniera cinica e diretta – anche la gamma dei sentimenti che abitano l’essere umano. Leggendo questo testo saremo chiamati a riflettere sulle nostre ipotetiche risposte ad alcune delle domande che abitano la cultura contemporanea: chi siamo tra Serge, Marc e Yvan?

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