Appuntamento con l’autore: Franz Kafka

Franz Kafka nasce a Praga il 13 luglio 1883. Suo padre, Hermann, proviene da una poverissima famiglia ebraica della provincia ceca, sua madre, Julie Löwy, da una famiglia di rabbini di lingua tedesca. Divenuto ricco con l’apertura di un negozio di stoffe, Hermann Kafka condiziona pesantemente la famiglia con ambizione e autorità, costringendo fin dall’infanzia il figlio Franz a seguire il suo volere.

Dopo aver frequentato le migliori scuole e conseguito la maturità, si iscrive all’università tedesca di Praga e segue i corsi di legge. Nel frattempo conosce Max Brod, che diverrà suo carissimo amico, consigliere letterario e futuro biografo. Si laurea nel 1906 e diventa praticante presso il Tribunale penale e civile di Praga. Incomincia a interessarsi alla letteratura mentre è impiegato in una agenzia di assicurazioni, lavoro che sarà costretto a lasciare per le precarie condizioni di salute, sfociate poi nella tubercolosi.

Quello fu solo un primo inizio, ma il sentimento di nullità che spesso mi sovrasta (un sentimento da un altro punto di vista anche nobile e fecondo) è per molti versi generato dalla tua influenza. Avrei avuto bisogno di un po’ di incoraggiamento, di un po’ di gentilezza, che qualcuno mi aprisse un po’ il cammino, mentre tu me lo sbarravi, anche se con la buona intenzione di farmene seguire uno diverso. [Da Lettera al padre]

Malgrado le contrarietà del padre, l’aspirazione di Franz è scrivere. La curiosità intellettuale lo porta a compiere diversi viaggi all’estero e ad avvicinarsi alle tendenze dell’avanguardia letteraria. Mentre comincia a scrivere i Diari, nel 1910, frequenta, insieme a numerosi intellettuali dell’epoca, tra cui Albert Einstein, il salotto di Berta Fanta, dove si discute di psicanalisi e relatività. In quel periodo abbozza anche America, che rimarrà incompiuto, e scrive il suo racconto più famoso, La metamorfosi. La storia inizia con una delle aperture più celebri della letteratura moderna: «Una mattina, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto.» La mutazione di Gregor rappresenta la disconnessione del protagonista dalla sua famiglia, dal suo lavoro e dalla società: un’estraneità resa visibile e fisica.

Nel 1913 esce il suo primo libro, Contemplazione, che raccoglie diciotto brevi prose composte tra il 1904 e il 1912. Alle soglie della Prima guerra mondiale lo scrittore intraprende la stesura di un altro suo rappresentativo romanzo, anch’esso incompiuto: Il processo. La storia segue le angosciose vicissitudini di un procuratore di banca che viene improvvisamente arrestato senza essere informato del crimine di cui è accusato; non solo una critica al sistema giudiziario –  assurdo e incomprensibile – e alla sensazione di alienazione che esso può generare, ma anche una riflessione sulla condizione esistenziale di colpa indefinita e perpetua.

Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato. [Da Il processo]

Anche la vita personale di Franz Kafka è stata piuttosto tormentata: si fidanza due volte, in una ricerca di stabilità sentimentale mai appagata. Questa altalena di sentimenti fa vivere Franz tra il desiderio del matrimonio, cui si sente inadatto e che quasi tocca con Felice Bauer, e la solitudine, che sente come condanna e suicidio.

La violenta opposizione del padre al fidanzamento con Julie Wohryzek, figlia del custode della sinagoga, gli fa scrivere Lettera al padre, lunga e drammatica epistola che Kafka indirizza al genitore nel 1919 ma che non riuscirà mai a consegnargli («eravamo così diversi e in questa diversità così pericolosi l’uno per l’altro»). In questo forte “atto d’accusa”, K. si confronta con l’ingombrante presenza paterna, in un dettagliato e problematico rapporto colpevole di aver condizionato sia la sua esistenza sia le sue relazioni con gli altri.

In realtà i miei tentativi di sposarmi furono il più grandioso e promettente tentativo di sfuggirti”, e altrettanto grandioso fu però anche il fallimento. Visto che non riesco mai a spiegarmi, temo che non riuscirò a farti capire nemmeno questi miei tentativi. [Da Lettera al padre]

Nella vita dello scrittore – oltre a Felice Bauer e Julie Wohryzek – un posto rilevante lo occupa anche Milena Jesenskà, traduttrice in ceco di alcuni dei suoi primi racconti e scrittrice dal grande temperamento. Con Milena, Kafka intreccia una relazione – soprattutto epistolare – che si concluderà però drammaticamente.

Alla fine del 1920 si reca in un sanatorio a Matliary, dove conosce e diviene amico dello studente di medicina Robert Klopstock, che gli sarà vicino negli ultimi mesi di vita. Tornato a Praga comincia a lavorare a Il castello, l’ultimo dei suoi romanzi, opera complessa e densa di significati, che ricalca un po’ le orme delle opere precedenti.

Era sera tardi quando K arrivò. Il villaggio era sprofondato nella neve. Del monte del castello non si vedeva nulla, nebbia e tenebra lo circondavano, neppure il più debole bagliore annunciava II grande castello. A lungo. K. sostò sul ponte di legno che dalla strada maestra conduce al villaggio, e guardava in alto, nel vuoto apparente. [Da Il processo]

Kafka muore il 3 giugno 1924, a soli quarantuno anni, a Wiener Wald e viene sepolto nel cimitero ebraico di Straschnitz, a Praga. La massima parte della sua produzione è postuma. Prima di morire, ha chiesto agli amici, in particolare a Max Brod, di bruciare i suoi manoscritti e di non ripubblicare i lavori già editi (ultima e drammatica conseguenza delle riserve di Kafka sulla propria opera). Tuttavia, fu proprio Brod a salvare dalla distruzione definitiva gli scritti dell’amico e a darli alle stampe a partire dagli anni Venti. Senza questa scelta, oggi non conosceremmo le storie intrecciate alle ansie e alle insicurezze dell’animo umano, punto d’incontro di emozioni contraddittorie.

Lascia un commento

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close