Nel 1910, prima di diventare la celebre scrittrice che tutti conoscono, Virginia Woolf si ritrovò al centro di uno degli scherzi più audaci e irriverenti della storia britannica: la beffa alla Dreadnought.
Mi domando se il Primo d’Aprile scorso abbiate avuto modo di ascoltare la rievocazione di quello che è stato definito il più grande scherzo della storia.
Tutto nacque dalla mente di Horace de Vere Cole, vero maestro della burla, che coinvolse anche alcuni amici del Bloomsbury Group, tra cui Virginia (già Virginia Stephen), suo fratello Adrian, Duncan Grant e Guy Ridley. Il loro obiettivo? Prendere in giro la seriosità dell’establishment militare britannico con un inganno tanto geniale quanto preoccupante (soprattutto considerando i pericoli diplomatici che avrebbe potuto generare).
Grazie alla complicità di un conoscente all’Ammiragliato, il gruppo riuscì a farsi passare per un’ambasciata reale dell’Abissinia (l’attuale Etiopia), ottenendo così un invito ufficiale a visitare la HMS Dreadnought, la nave da guerra più potente e prestigiosa della Royal Navy.

Per rendere lo scherzo credibile, gli impostori si travestirono con turbanti, lunghe tuniche e finte barbe, mentre il loro viso venne scurito con il trucco per sembrare di origine africana. Parlavano tra loro una lingua inventata, infarcita di frasi latine a caso e parole senza senso, e ogni tanto esclamavano entusiasti Bunga Bunga!, una locuzione che gli ufficiali britannici interpretarono come un’espressione tipica della cultura abissina.
Il signor Clarkson tirò fuori parrucche, ci dipinse la faccia e le braccia e intine ci disse: «E per uno scherzo, signor Cole?». E il signor Cole gli fece giurare di mantenere il segreto. E Clarkson si sfregò le mani e disse: «Ora che so che è uno scherzo farò del mio meglio per voi». Anche a lui piacevano gli scherzi.
L’accoglienza a bordo fu solenne: la marina reale schierò una guardia d’onore e suonò l’inno nazionale di Zanzibar (scambiandolo erroneamente per quello dell’Abissinia). Gli ufficiali mostrarono ai falsi dignitari gli armamenti della nave e spiegarono le sue capacità belliche, ignari di essere stati raggirati.
Lo scherzo venne svelato pochi giorni dopo quando Horace de Vere Cole inviò alla stampa le foto della loro visita, scatenando il caos. Il caso divenne uno scandalo nazionale: la Royal Navy fu ridicolizzata per la sua ingenuità, mentre la stampa si divertì a prendere in giro l’episodio, pubblicando vignette satiriche.
Due o tre giorni dopo, mentre camminavo per Oxford Street, vidi fuori da un’edicola un cartellone del «Daily Mirror». Sul cartellone, c’era la fotografia dell’imperatore d’Abissinia. Comprai il giornale. L’intera prima pagina era dedicata allo scherzo. Un lungo articolo ne parlava chiamandolo “la beffa della Dreadnought”. Era definito lo scherzo più audace della Storia.
Virginia Woolf raccontò anni dopo l’episodio con grande divertimento, ricordando come avesse temuto che il trucco e la barba finta si staccassero da un momento all’altro. Nonostante l’imbarazzo della Marina, nessuno dei partecipanti allo scherzo venne punito: l’unico provvedimento fu quello di chiedere una maggiore attenzione nell’identificare gli ospiti ufficiali a bordo delle navi da guerra.
Oggi lo scherzo della HMS Dreadnought resta una delle burle più audaci della storia britannica: un atto di sfida intellettuale alle istituzioni rigide e alla serietà dell’epoca edoardiana.
Questa storia è contenuta nel libro Vecchio Bloomsbury (Passigli Editore), una raccolta di quattro memorie in cui Virginia Woolf non si limita a raccontare aneddoti, ma riflette anche su temi profondi come l’educazione, l’indipendenza intellettuale, il ruolo delle donne e lo snobismo sociale.
Vi ha incuriosito questa storia? Conoscete altri scherzi memorabili? Scrivetemelo nei commenti.

