Chi ero io, allora? Adeline Virginia Stephen, la seconda figlia femmina di Leslie e Julia Prinsep Stephen, nata il 25 gennaio 1882, discendente da moltissima gente, gente famosa, gente oscura; nata all’interno di una fitta rete di relazioni; non da genitori ricchi, ma agiati, però; in un mondo tardo-ottocentesco di persone sempre in contatto tra di loro, che leggevano, si scrivevano, si facevano visita. [Da Scene di vita vissuta]
C’è un giorno dell’anno in cui vale la pena fermarsi a pensare (di più) a Virginia Woolf. Ed è proprio oggi, 25 gennaio, il giorno in cui è nata, a Londra, nel 1882. Suo padre, Leslie Stephen, era uno storico e critico letterario di fama, fondatore del Dictionary of National Biography. Era un uomo del suo tempo: incline al silenzio, capace di quella severità tipicamente vittoriana che rendeva l’atmosfera domestica a volte opprimente. Dietro quella facciata rispettabile si nascondevano anche orrori che nessuno vedeva. Virginia aveva sei anni quando i fratellastri cominciarono ad abusare di lei (e poi anche della sorella Vanessa). Solo nel 1939, nel saggio Uno schizzo dal passato (A Sketch of the Past), Virginia trovò le parole per raccontare quelle violenze (come ha scritto lei stessa, «Nothing has really happened until it has been described»).
Fuori dalla porta della sala da pranzo c’era una mensola di marmo, per poggiarci i piatti. Una volta, quando ero molto piccola, Gerald Duckworth mi sollevò, mi mise lì a sedere e cominciò a esplorare il mio corpo. Ricordo ancora la sensazione della mano di lui che si infilava sotto i miei vestiti, sicura e inesorabile, e andava sempre più giù. Ricordo che speravo che smettesse, e che mi irrigidii, e cercai di scostarmi, mentre la sua mano si avvicinava alle mie parti intime. Ma non si fermò. [Da Scene di vita vissuta]
Dopo la morte del padre, nel 1904, il trasferimento a Bloomsbury è stata una liberazione. Proprio in quel quartiere venne fondato il famoso circolo di artisti e scrittori – il Bloomsbury Group – dove si discuteva di tutto con una libertà impensabile: letteratura, politica, arte, vita in generale. Lì, Virginia, oltre a dare seguito al suo genio letterario, ha conosciuto Leonard Woolf, che ha poi sposato nel 1912. Insieme hanno fondato la Hogarth Press, casa editrice che ha pubblicato i suoi romanzi e anche opere di autori come T.S. Eliot. Nel 1925 è uscito Mrs Dalloway, che l’ha consacrata come una delle voci più innovative del suo tempo. Allo stesso anno risale anche la conoscenza con Vita Sackville-West: tra le due è nata sin da subito una relazione amorosa intensa che sarebbe poi diventata un’amicizia profondissima (a tal proposito, consiglio Scrivi sempre a mezzanotte).
Accanto ai romanzi, Virginia ha tenuto un diario con costanza quasi rituale. Quelle pagine erano il suo spazio privato, dove poteva essere completamente se stessa. Annotava cosa stava scrivendo o leggendo, gli incontri e le passeggiate che faceva, i momenti di luce e anche quelli di oscurità. I suoi Diari non erano semplici cronache: erano il “laboratorio” dove la vita diventava parola e dove i pensieri (o i progetti) prendevano forma. Anche il giorno del suo compleanno prendeva la penna e riempiva quelle pagine. Qui di seguito trovate due brani: uno del 1915 e uno del 1918.
Lunedì 25 gennaio, 1915
Il mio compleanno – & proverò a tirare le somme di tutte le cose che ho ricevuto. L. aveva giurato di non farmi regali & io, da brava mogliettina, gli avevo creduto. Invece si è intrufolato nel mio letto con un pacchettino, & dentro c’era una bellissima borsetta verde. E ha portato su la colazione, con un giornale che annunciava una vittoria navale (abbiamo affondato una corazzata tedesca) & un pacchetto marrone quadrato con dentro L’abate – un’incantevole prima edizione – Perciò è stata una mattinata molto allegra & piacevole – surclassata soltanto dal pomeriggio; quando mi ha portato, gratuitamente, in città, & viziato dapprima con un cinema, & poi da Buszard. Erano forse dieci anni che nessuno mi viziava per il mio compleanno; & ci si è messo anche il tempo – una bella giornata gelida, tutto frizzante & allegro, come dovrebbe essere, ma non è mai. Il cinema è stato un po’ deludente – perché non arriviamo mai ai film sulla guerra, dopo 1 ora & mezzo d’attesa. Ma, in compenso, abbiamo preso al volo un treno diretto & sono stata felicissima di leggere le cose scritte da papà su Pope, che sono molto argute & perspicaci – senza una sola frase morta. Non credo davvero di essermi mai divertita tanto per il mio compleanno – almeno da quand’ero piccola. Bevendo il tè abbiamo deciso tre cose: primo, di prendere Hogarth, se ci riusciamo; secondo, di comprare una pressa da stampa; terzo, di comprare un bulldog, che probabilmente si chiamerà John. Tre idee che mi mandano in visibilio – specie la pressa. Ho ricevuto anche un pacchetto di caramelle da portare a casa.
Venerdì 25 gennaio, 1918
Mio compleanno. Stamattina L. mi ha fatto scivolare nella mano un delizioso coltello di corno di vacca. Nelly mi ha fatto ai ferri un paio di calze rosse che si legano alla caviglia, ideali per il mio stato di stamattina. Un’altra evenienza mi ha costretta a stare stesa. È venuta Barbara & insieme abbiamo “disfatto” 4 pagine & L. ha stampato le 4 successive alla stamperia – nel complesso una buona giornata di lavoro. Di questo passo il racconto di Katherine sarà pronto entro 5 settimane. Stiamo accarezzando l’idea di fare un librino di xilografie, dopo questo o in contemporanea, con il nostro piccolo torchio. La cena di stasera è stata un sacrificio al dovere su larga scala; eravamo più propensi che mai a passare la serata da soli; libri da leggere; la sensazione di aver chiacchierato anche troppo questa setti-mana; ma poco prima delle 7.30 ecco arrivare Clara Woolf e i Whitham, invitati con l’idea di neutralizzarsi a vicenda limitando i danni al minimo indispensabile. La veste accuratamente letteraria di Whitham è un chiaro indice della sua mente. E quello che secondo l’operaio autodidatta dovrebbe essere un genio; così senza pretese & alla mano, però, da suscitare più divertimento che disgusto. La sua passione per la scrittura è La passione del dilettante – o meglio, di chi l’ha appresa da un libro di testo. Vedendo il nuovo romanzo di Cannan ha detto “Ah, sì, Cannan – la struttura non è il suo forte, eh?” E così per tutto il resto. Mi ha detto che i suoi libri è come se “strillassero”, & preso dall’entusiasmo, dopo avermi chiesto le sorti della mia opera, cosa che costituisce un punto d’onore tra gli addetti ai lavori, ha passato in rassegna tutti i romanzi che ha pronti o semipronti o che richiedono soltanto di essere “formulati” – prassi a cui si dedica in ultima battuta. Parte da una sinossi, che gli porta via 3 mesi: ma io non ho ascoltato tutta la tiritera. Presto si ritireranno nel Devonshire dove appena fini sce la guerra (ma nemmeno la guerra gli ha impedito di aggiungere un nuovo libro all’elenco) si metterà a lavorare di buzzo buono. Scrivendo tutta la mattina, leggendo & passeggiando il resto della giornata. Perciò possiamo sperare in una ventina di Whitham entro i prossimi cinque anni. Dopo averci raccontato tutto questo, è passato allo spiritismo: dato che il loro padrone di casa è un avvocato 50enne pallido & grasso che trascorre la giornata nel Devonshire steso sul divano a comunicare con gli spiriti & a nutrirsi di pane & margarina. Whitham si è cimentato con l’occultismo, ha fatto ballare i tavoli, sentito i fantasmi battere colpi & creduto a tutto quanto, ma ha avuto troppa paura degli effetti sulla sua persona per applicarsi seriamente. A me è parso indice di debolezza & immagino che non abbia la testa sulle spalle, come si evince dalle sue chiacchiere sulla scrittura dei romanzi. Sylvia stava lì con le mani in mano, tutta contenta per la bella figura che secondo lei stava facendo il marito; & con la precisione che la contraddistingue ha accolto i principi più rivoluzionari in modo da farli sembrare il chiacchiericcio di una brava donnina di casa sul costo della pancetta. Il silenzio di Clara secondo me dimostra il suo ruolo servile all’interno della famiglia; una persona che non riesce mai a far avvertire la propria presenza – infelice & sconsolata sempre, immagino. Si è fermata a dormire. Oggi (sabato) siamo andati ai Kew. Bucaneve, ciclamini nani, l’affacciarsi di qualche minuscolo rododendro; anche la punta di qualche scilla o croco a fare capolino tra l’erba & le foglie morte.

