Appuntamento con l’autore: Italo Calvino

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente). Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all’altra. Mi chieda pure quello che vuole sapere, e Glielo dirò. Ma non Le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Così scriveva Calvino in una lettera indirizzata a Germana Pescio Bottino, il 9 giugno 1964, delineando in qualche modo la sua profonda e brillante idea dell’impegno come scrittore.

Italo Calvino nasce a Cuba il 15 ottobre del 1923 e a due anni si trasferisce in Italia stabilendosi a Torino. Durante il periodo della Seconda guerra mondiale, si unisce ai partigiani della Resistenza trovando nell’espressione anarchica e libertaria un punto di partenza per poter costruire il suo impegno politico e sociale. L’esperienza lo renderà un protagonista attivo anche nel primo dopoguerra: non solo attraverso la scrittura di quelle che saranno le sue prime pubblicazioni (Il sentiero dei nidi di ragno e Ultimo viene il corvo), ma anche dedicandosi al giornalismo con interventi su quotidiani e periodici culturali (primo tra tutti l’Unità, il quotidiano del PCI).

La mia vita in quest’ultimo anno è stato un susseguirsi di peripezie […] sono passato attraverso una inenarrabile serie di pericoli e di disagi; ho conosciuto la galera e la fuga, sono stato più volte sull’orlo della morte. Ma sono contento di tutto quello che ho fatto, del capitale di esperienze che ho accumulato, anzi avrei voluto fare di più.

Dopo la laurea in Lettere nel 1947 con una tesi su Joseph Conrad, Calvino comincia la sua collaborazione – dapprima nell’ufficio stampa – con la casa editrice Einaudi. Grazie alla frequentazione dell’Osteria Fratelli Menghi di Roma, noto punto di ritrovo culturale, e all’intensificazione delle sue attività letterarie, fa la conoscenza di importanti personalità dell’epoca: Cesare Pavese (che sarà suo grande amico e mastro), Elio Vittorini, Natalia Ginzburg, Delio Cantimori, Franco Venturi, Norberto Bobbio e Felice Balbo.

Gli anni Cinquanta sono per lui quelli dell’impegno politico, della “favola” e del dibattito sul ruolo del realismo nella letteratura (l’orientamento che, secondo molti critici autorevoli, poteva meglio contribuire al rinnovamento e alla democratizzazione della società). Milita nel Partito Comunista, collabora con riviste e giornali politicamente schierati e con Il visconte dimezzato (1952) inaugura un modo fiabesco e simbolico di concepire la realtà, solo in apparenza piuttosto lontano da quel realismo magico di cui però ne condivideva comunque le questioni. I limiti dei legami tra letteratura e politica sono protagonisti di una conferenza che lo stesso Calvino tiene a Firenze nel 1955 e pubblicata, sempre nello stesso anno, con il titolo Il midollo del leone (intervento che poi sarà raccolto nel saggio Una pietra sopra, 1980).

Noi crediamo che l’impegno politico, il parteggiare, il compromettersi sia, ancor più che dovere, necessità naturale dello scrittore d’oggi, e prima ancora che dello scrittore, dell’uomo moderno. Non è la nostra un’epoca che si possa comprendere stando au dessus de la melèe [al di sopra della mischia] ma al contrario la si comprende quanto più la si vive, quanto più avanti ci si situa sulla linea del fuoco.

Nel 1962 Calvino ha quasi quarant’anni, ed è uno scrittore pienamente affermato. Dopo l’intervento militare dell’Unione Sovietica in Ungheria, ha lasciato il Partito comunista (1957), ma continua a occuparsi con grande impegno dei problemi di politica culturale: dal 1959 dirige con Elio Vittorini la rivista Il Menabò, centrata sui nuovi problemi posti alla letteratura dalla società industriale.

Nel 1964 si sposa con Esther Judith Singer e si trasferisce a Roma; in questo periodo si concentra soprattutto sui brevi racconti, quelli che poi sarebbero confluiti nelle Cosmicomiche (una raccolta di novelle fantastiche riferite all’universo, all’evoluzione al tempo e allo spazio). A Parigi, città dove Calvino decide di portare la famiglia nel 1968, diventa membro attivo del gruppo OuLiPo (Ouvroir de Littérature Potentielle). Qui, collabora con artisti come Roland Barthes, Claude Lévi-Strauss e  Raymond Queneau, del quale traduce I fiori blu. Il trasferimento a Parigi e i contatti con la cultura francese intensificano gli interessi di Calvino per le scienze naturali e umane, in particolare per lo strutturalismo e la semiotica. Tra viaggi, premi e conferenze, l’autore continua a dedicarsi instancabilmente anche alle pubblicazioni: non solamente racconti, ma anche romanzi come Il castello dei destini incrociati (1969) Le città invisibili (1972), Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979) e Palomar (1983). I romanzi che nascono in questo periodo sono un elegante gioco combinatorio di meccanismi narrativi che esibiscono il carattere artificiale della scrittura e la sua impossibilità di catturare la concretezza del mondo sensibile.

La maggior parte dei libri che ho scritto […] hanno origine dall’idea che sarebbe stato impossibile per me scrivere un libro di quel tipo.

Nel 1984 Calvino fu invitato dalla Harvard University di Cambridge, nel Massachusetts, a tenere un ciclo di sei conferenze a tema libero. Scelse di illustrare «alcuni valori o qualità o specificità della letteratura» da salvare nel millennio che stava per cominciare: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, Consistenza. Nell’introduzione alle Lezioni americane Calvino dichiara che la sua fiducia nel futuro della letteratura e del libro «consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può fare coi suoi mezzi specifici». Un pensiero che qualifica lo scrittore come una personalità culturale in grado di combattere il degrado della società e i mali del presente.

La ricerca letteraria di Calvino è stata animata dalla curiosità di esplorare ogni angolo della realtà e dell’immaginazione. La sua opera può essere divisa in due “aree di ricerca” che corrono parallelamente (e, a dire il vero, dal confine piuttosto labile): da una parte la linea realistica, che ha come sfondo l’attenzione per la realtà sociale e storica contemporanea, di cui sono esempio Il sentiero dei nidi di ragno (1949) – primo romanzo scritto da Calvino e scaturito dal clima fervente dell’Italia dopo la liberazione -, La speculazione edilizia (1957), La nuvola di smog (1958), La giornata di uno scrutatore (pubblicato nel 1963 ma ideato già a partire dal 1953); dall’altra la sponda “fantastica”, che trova compimento nella trilogia I nostri antenati (1960), nelle Cosmicomiche (1965), in Ti con Zero (1967).

Quando ho incominciato a scrivere storie fantastiche non mi ponevo ancora problemi teorici; l’unica cosa di cui ero sicuro era che all’origine di ogni mio racconto c’era un’immagine visuale. Per esempio, una di queste immagini è stato un uomo tagliato in due metà che continuano a vivere indipendentemente; un altro esempio poteva essere il ragazzo che s’arrampica su un albero e poi passa da un albero all’altro senza più scendere in terra; un’altra ancora un’armatura vuota che si muove e parla come ci fosse dentro qualcuno.

Italo Calvino muore a Roma il 19 settembre del 1985 a causa di un’emorragia cerebrale causata da un’ictus; le Lezioni americane (ispirate a un ciclo di sei incontri che l’autore avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard) escono postume insieme a Sotto il sole del giaguaro, La strada di San Giovanni e Prima che tu dica pronto.

5 pensieri riguardo “Appuntamento con l’autore: Italo Calvino

    1. Avatar di Valentina Zanotto

      Grazie a te per il riscontro, mi fa piacere.

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  1. Avatar di introspectifelisa
    introspectifelisa 25 ottobre 2023 — 11:20

    bellissimo articolo 😉

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