Il custode, l’ultimo romanzo di Nicolò Ammaniti, è una favola nera in cui orrore e mistero affiorano tra le pieghe di una provincia siciliana, apparentemente quieta eppure attraversata da uno strano presagio.
Il senso, credo, sia che non bisogna fidarsi della felicità: come lo zucchero caramellato, esiste per essere spezzata.
Si tratta di un romanzo che si prende il suo tempo, e lo fa con intenzione. La prima parte procede lenta, quasi immobile sul piano degli eventi, ma lavora in profondità: semina dettagli e costruisce l’atmosfera, e intanto prepara il terreno per qualcosa di più grande. Poi, nella seconda metà, la narrazione cambia passo e accelera con decisione, pagina dopo pagina, fino a un finale davvero esplosivo. È proprio in questo scarto ritmico che il romanzo sembra trovare la sua forza, dove l’attesa si condensa in tensione, e il contrasto tra le due sezioni diventa uno degli elementi più riusciti.
Tra gli aspetti che colpiscono di più c’è senz’altro l’intreccio tra presente e mito. Il contemporaneo si lascia attraversare da echi del passato – Atena, Medusa, Poseidone – che non sono una semplice decorazione della storia, ma modi concreti per capire i personaggi e quello che li spinge ad agire. Non è un horror nel senso classico: la paura resta sullo sfondo, come un’inquietudine che non si dissolve mai del tutto. A fare più effetto, semmai, è il comportamento degli uomini: quello che arrivano a fare, e i pensieri che si nascondono dietro certi “non detti”; si tratta di un orrore che diventa abitudine, ed è proprio questa normalizzazione a rendere la cosa più disturbante.
La storia è ambientata a Triscina, una striscia di case e spiaggia in Sicilia che potrebbe sembrare un posto qualunque, ma che per Nilo diventa una prigione. «Scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina»: crescere lì significa imparare a stare al proprio posto, senza fare domande e senza guardare altrove, in un confine che è prima di tutto nella testa.
La famiglia Vasciaveo custodisce un segreto, e Ammaniti lo introduce con una semplicità casalinga: «Noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno». Sembra quasi una questione pratica, invece è un peso che si intrufola ovunque, arrivando a compromettere quell’equilibrio familiare che è stato tratteggiato come inscalfibile. La “cosa” in bagno «non è un animale esotico di cui parlare con tutti», ma non basta solo la discrezione per tenerla a bada: è un “membro” della famiglia vero e proprio, e il tenerlo sotto controllo, a un certo punto, non è più una semplice cura ma un modo per far apparire normale qualcosa che, in realtà, non lo è per niente.
Tra i temi che emergono c’è anche l’amore, con tutto il peso che porta con sé. Nilo è un tredicenne come tanti, alle prese con i primi turbamenti; per lui l’affetto si riduce a ciò che prova – tra alti e bassi – per mamma Agata e zia Rosi. Le cose cambiano quando in paese arrivano, in modo un po’ strampalato e stravagante, Arianna e sua figlia Saskia. Le due, in un certo senso, stregano Nilo, lo portano a commettere errori e guai: lo distraggono dal suo compito, lo tengono lontano dalle responsabilità famigliari, gli fanno vedere che esiste qualcos’altro fuori da Triscina, anche se confuso e rischioso. Eppure, l’amore che emerge da queste pagine non è tranquillo, porta con sé uno stravolgimento inatteso, mette in crisi quelle fondamenta tutt’altro che solide, arrivando a rompere un destino che sembrava già scritto.
«La vita per colpa dell’amore non è più tua. Se non vuoi soffrire, tieniti lontano dall’amore.»
Uno degli aspetti più originali del romanzo è la convivenza tra mondi che sembrano non avere nulla in comune: la mitologia greca, le scritte in greco antico, il dialetto siciliano da un lato; YouTube, Nintendo Switch e la cultura contemporanea dall’altro. Un accostamento che sulla carta farebbe pensare a qualcosa di stonato, ma che invece nella scrittura scorre in modo del tutto naturale, avvolgendo il lettore in una maniera familiare. Gli elementi non si scontrano: come le venature nel marmo (che lavora sotto copertura la famiglia Vasciaveo), seguono direzioni diverse ma allo stesso tempo si tengono insieme in maniera armonica, e il risultato è una voce narrativa dal sapore preciso e riconoscibile.
Il Custode parte piano, è vero. Ha bisogno di spazio per costruire il suo mondo, i suoi personaggi, la sua atmosfera. Ma è proprio quella lentezza iniziale a rendere il finale così efficace: quando la storia decolla, si è già dentro fino al collo. E chi ha la pazienza di stargli dietro, alla fine, viene ripagato.
4/5
PAROLE CHIAVE
Mito e contemporaneo: l’intreccio tra le figure della mitologia greca e gli elementi pop come YouTube e Nintendo Switch, che convivono in modo naturale nella scrittura.
Segreto familiare: la “cosa nel bagno” custodita dalla famiglia Vasciaveo, presentata con normalità disarmante ma capace di minare gli equilibri della famiglia. Fino ad un epilogo davvero inaspettato.
Ritmo narrativo: la cosa che colpisce di più è il contrasto tra una prima parte lenta e riflessiva e una seconda metà che accelera in maniera così imprevedibile e tenace da tenere il lettore con il fiato sospeso.
Prigione: quella di Triscina, il paese siciliano che, più che luogo fisico, diventa un confine mentale da cui Nilo non riesce a fuggire (ma la sua famiglia ha i suoi buoni motivi per trattenerlo).
Amore: nel libro è descritto in una maniera strana. C’è quello della famiglia di Nilo, che scaturisce in un’iper-protezione cluastrofobica e poi c’è quello provato dallo stesso ragazzo, per Arianna e Saskia, che scardina in lui ogni certezza e gli fa nascere un desiderio di “ribellione”.
PER SAPERNE DI PIÙ

Titolo: Il custode
Autore: Niccolò Ammaniti
Editore: Einaudi
Lunghezza: 176
Prezzo: 16,50 euro
Trama: «Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno». Niccolò Ammaniti scrive il suo romanzo d’amore più pauroso, scavando nei desideri nascosti di un adolescente, Nilo Vasciaveo, che con la sua famiglia custodisce un segreto antico e letale. In uno sperduto borgo della Sicilia, una striscia di case gettate alla rinfusa su una grande spiaggia, vive la famiglia Vasciaveo. Il tredicenne Nilo, la madre Agata e la zia Rosi. Ufficialmente si occupano di lavorare e rivendere marmo, ma è solo una copertura. I Vasciaveo sono da secoli, anzi da millenni, i custodi di qualcosa di indicibile. L’arrivo in paese di Arianna – giovane donna bella e alla deriva – e della figlia Saskia rompe gli equilibri che tengono in piedi le loro esistenze. Essere custodi della cosa nel bagno equivale anche a esserne prigionieri. Un sacrificio che Nilo, dopo aver conosciuto l’amore, non potrà più sopportare.
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